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sabato 1 aprile 2017

Tempo

La parola della mia vita è: tempo. Ci sono solo due giorni in cui non è possibile operare (ieri e domani). Rimane quindi solo oggi; viviamo ogni giorno, ora, minuto ed istante come se fosse l’ultimo… perché in un certo senso lo è.
Antonio Maucieri 2A Odonto

La testimonianza di una sedicenne “Io sono più forte della malattia”

La nostra intervista a una giovane ragazza provata e fortificata dalla malattia. Forte ed emozionata Maria (ndr è un nome di fantasia) ci racconta la sua storia.
Qualche anno fa, dopo aver perso due parenti a causa di un brutto male, ho dovuto affrontare anche io quella battaglia che gli altri avevano perso. Inizialmente mi sono sentita persa, come se fossi stata già morta, però poi ho capito che io dovevo combattere per me e anche per chi non ce l'aveva fatta. Ho combattuto per quasi due anni, sono stati gli anni più duri da affrontare, soprattutto a causa delle rinunce che ho dovuto fare e per la mia tenera età. In quelle condizioni non si può svolgere una vita normale anche se lo si vuole e ci si impegna il più possibile a cercare di far sembrare tutto normale, ma la dura realtà è questa. L'essere molto debole a causa delle svariate cure mediche ti impedisce anche semplicemente di uscire con le amiche o di fare una lunga passeggiata sotto il sole e tutto questo fa rabbia anche se poi alla fine non si può fare altro che accettarlo. Tutto diventa più facile però se accanto ti ritrovi delle persone che riescono a farti sentire viva e a non guardarti con quel velo di compassione che tutti hanno negli occhi quando ti guardano. Io sono stata veramente fortunata perché ho avuto accanto delle persone magnifiche che mi hanno fatto sempre forza. C'è stato anche qualcuno che è andato via, ma questo mi ha aiutato a capire chi sono i veri amici e che quelle persone sono povere di cuore e non capiscono quanto possano crescere e cambiare dentro se stessi stando anche solo per cinque minuti con chi soffre sul serio. Proprio per questo alla fine della mia battaglia contro la leucemia, io sono cambiata. Avevo già un'idea di quello che si provava ma provarlo sulla propria pelle è tutta un'altra storia,per riprendermi c'è voluto un po’. Prima ero del tutto scoraggiata, credevo che quella malattia mi avesse messo K.O, invece no! Assolutamente no! Sono arrivata quasi a toccare il fondo, ma poi mi sono detta:"Adesso basta, da domani si cambia!" E così è stato. Ho ripreso in mano la mia gioia di vivere e adesso io vivo giorno per giorno la mia vita e non penso più al tempo che passa e a come lo sto passando...Io vivo. Sono stata fortunata e mi prendo la mia vittoria. Alle persone che lottano ancora vorrei dire di non arrendersi mai. Continuate a lottare con tutte le forze perché ad un certo punto della battaglia il leone se ne ritorna nella propria gabbia.
La testimonianza è stata raccolta da Grazia Vendemmia 3A Odonto

Cyberbullying

I’m at home
I’m alone
You can’t touch me
But your words can hurt me.

You say they’re only words
But your words hurt my soul.

I can’t stop hearing all the words
You said.
And it won’t be easier…ever.

Now, I can’t live as before

Your words hurt my heart.
Sara Sedoud 2A Odonto

Paura

Questa parola è una delle emozioni più brutte che ogni uomo prova dentro se stesso quasi ogni giorno. Quando tutto sembra pericoloso, la paura ci cattura e ci mette tanta tensione che ci porta a fuggire per sopravvivere. 
La paura è qualcosa che ci minaccia e che non si potrà mai superare facilmente, ma solo con la volontà possiamo metterla a tacere per  fare di ogni pianto un grande sorriso.
Il termine “paura” indica una sensazione di pericolo che deriva dal latino pavor, ovvero timore, angoscia, preoccupazione. 
Mille paure ci assalgono in questa fase dell’adolescenza, dalla cosa più banale a quella più pesante. Ogni paura deve essere però una sfida.
Roberta Di Dio 3B Odonto

Velocità

La velocità mi rappresenta  perché sin da piccolo mio padre mi ha fatto vedere gare automobilistiche e provare moto. Da quel momento ho avuto sempre una grande passione e amore per moto, auto e in particolare  per la velocità. Per me correre è una sensazione bellissima, è una grande scarica di adrenalina ed è un modo per non pensare a niente e dimenticare tutte le cose tristi del passato. So che è molto pericoloso ma è una passione e appena metto le mani nel manubrio do il massimo e guardo il traguardo. La mia vita ha sempre seguito il motto che è ‘’arriva al traguardo’’.
Vincenzo Scala 2^AO

A tu per tu con mio padre Ciro, carabiniere di mestiere

Si chiama Ciro ed ha 42 anni, di mestiere fa il Carabiniere, ma è anche una persona a me molto cara.
Ciro è mio padre, ma è al carabiniere che mi rivolgo, in questa intervista davvero speciale.
Perché hai scelto di fare il carabiniere?
Ho scelto di fare il carabiniere perché la vita militare è stata da sempre la mia passione. Indossare l’uniforme è per me un grande onore.
Qual è l’aspetto positivo e quale quello negativo di questo mestiere?
L’aspetto positivo è che sei sempre a contatto con la gente, invece quello negativo è di non poter aiutare tutti.
Ripercorrendo la tua carriera, c’è una storia a lieto fine che ricordi ancora oggi?
Una notte, ero di servizio, quando, intorno alle 22, ci ha chiamati la Centrale operativa per riferirci che il nipote di una persona non vedeva lo zio da domenica, precisando che era giovedì. Ci siamo subito recati presso l'abitazione a Modica Alta, ma poichè  era impossibile raggiungere quella zona con la macchina in quanto le vie sono alquanto strette, abbiamo percorso circa 600 metri a piedi.
Arrivati davanti all’ abitazione, abbiamo trovato il nipote in compagnia dei vicini. La luce era accesa, ma la porta chiusa. Così dal nipote ci siamo fatti dare il numero di telefono che però squillava senza alcuna risposta, per cui abbiamo pensato al peggio. Con il consenso del nipote, senza aspettare i vigili del fuoco, ho smontato i listelli della finestra per poter entrare all’interno e una volta dentro, abbiamo effettuato l'ispezione della casa. Nella cucina ci siamo accorti che la tavola era imbandita e giunti nella camera da letto, abbiamo notato la persona riversa a terra, incosciente.
Effettuando i primi soccorsi abbiamo constatato i battiti rallentati e pertanto dopo averlo adagiato sul letto, abbiamo contattato subito i soccorsi. In seguito alla caduta, dovuta a ictus cerebrale, il malcapitato aveva riportato una frattura al femore. Sul posto è arrivata subito l'ambulanza, con il personale del 118 che ha subito provveduto ad immobilizzarlo e trasportarlo con la spinale a spalla fino all’ambulanza.
Portato all’Ospedale Maggiore di Modica, dove ha ricevuto le prime cure, il medico di turno ha riferito che l’intervento tempestivo dei militari operativi è stato fondamentale per salvare la persona
Ricordi, invece, una storia che non ha avuto un lieto fine?
Purtroppo non solo una storia, ma tante. Quella che mi ha colpito di più è stata lo scorso anno quando per un incidente in moto ha perso la vita un ragazzo. Dopo i rilievi del caso è giunta la parte più brutta del nostro compito: avvisare la famiglia dell’accaduto. In questi casi non sai mai quale parole utilizzare, qualsiasi cosa dici, la famiglia non accetta quanto ha appreso e il dolore e la rabbia prendono il sopravvento.
Hai ricevuto delle gratificazioni importanti per aver svolto il tuo lavoro in modo esemplare?
Si, ho ricevuto un encomio solenne, quale prima attestazione di merito per aver salvato insieme ai colleghi una ragazza che aveva tentato il suicidio. Ricordo i fatti: su disposizione della Centrale operativa ci siamo recati presso contrada Vetta a Modica. La scena era paradossale, un ragazzo che si trovava in zona con la sua fidanzatina, avendo sentito delle urla provenire oltre un muro, al buio, nell’ accertarsi dell’accaduto aveva trovato una ragazza che stava tentando di lanciarsi nel vuoto. Mentre il ragazzo cercava di salvarla, la fidanzata aveva subito avvisato il 112 dell’accaduto.
Giunti sul posto abbiamo trovato il ragazzo che teneva per un braccio la ragazza esanime e che, ormai senza forze, stava per cadere giù insieme a lei. Istintivamente con un salto ho scavalcato il muro per cercare di agganciare ai polsi della ragazza le cinghie della mitraglietta in nostra dotazione, mentre un collega portava in salvo il ragazzo. La situazione non era molto favorevole in quanto i rovi che trattenevano la ragazza, impedendole di precipitare nel vuoto, si stavano spezzando.
Grazie al lavoro in sinergia con i colleghi siamo riusciti a salvarla nonostante abbiamo riportato diverse ferite provocate dai rovi. Sul posto sono giunti i Vigili del fuoco e l’ambulanza, mentre noi, arrivati in ospedale, siamo stati medicati. La ragazza, dopo le prime cure, è stata ricoverata nel reparto psichiatrico.
Quali consigli dai ai giovani che vogliono intraprendere questa carriera?
Consiglio loro di svolgere questo lavoro con passione e non per fini economici, in quanto fare il Carabiniere è una missione da svolgere con fedeltà e dedizione.
Giulia Nuzzo 5B Odonto

Famiglia

Ho scelto la parola famiglia dal latino familia, perché credo sia la cosa più importante e bella che una persona possa avere. L’amore per la famiglia è il primo sentimento che una persona prova, ed anche quello più intenso. La famiglia è quel posto sicuro dove potersi rifugiare dopo un qualsiasi avvenimento sia positivo che negativo e sentirsi sempre accettato, amato e protetto. L’abbraccio di un genitori non è paragonabile a nessun altro atto di protezione ed affetto. Dovremmo tutti apprezzare il dono di avere una famiglia che ci supporta, ama, protegge, rispetta e  che sopratutto è  sempre al nostro fianco.
Giulia Azzarelli 3B Odonto