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giovedì 6 dicembre 2018

Where do you shop?

Il Natale è alle porte e molti hanno già approfittato del "Black Friday" e del "Cyber Monday" per acquistare regali per amici e parenti . Tra poco inizierà la corsa finale agli ultimi acquisti . Con questo sondaggio vogliamo analizzare le abitudini di noi ragazzi per lo shopping natalizio.
Ve lo proponiamo in lingua inglese.

Clicca il link per partecipare al sondaggio.
https://goo.gl/forms/SlSz2VfC1coDAJdK2

mercoledì 5 dicembre 2018

Una luna artificiale illuminerà la città cinese di Chengdu

Non è fantascienza, ma realtà, il fatto che la Cina stia pensando di creare, entro il 2020, una luna artificiale in grado di sostituire l'illuminazione elettrica stradale della città di Chengdu con una luce del tutto inedita. Questa invenzione consentirebbe un grande risparmio energetico. Ne è convinto Wu Chunfeng, il presidente del Chengdu Aerospace Science e Technology Institute, il quale sostiene che il satellite artificiale illuminerà in modo migliore durante le ore notturne le strade della città cinese. Infatti, la nuova luna riflettendo i raggi del Sole dovrebbe essere 8 volte più luminosa di quella che guardiamo nel cielo, abbastanza da sostituire l'illuminazione elettrica, consentendo un  risparmio di 173 milioni di dollari.
L'idea tecnologica nasce però dalla ispirazione di un artista francese che aveva immaginato di appendere una collana di specchi sopra la terra per riflettere la luce del sole nelle strade di Parigi tutto l'anno, del resto non è la prima volta che viene avanzata  l'ipotesi che un gigantesco specchio possa essere utilizzato per potenziare l'illuminazione. 
Non tutti però sono d'accordo sulla inedita luna cinese e alcuni studiosi esprimono preoccupazione rispetto alla possibilità che le luci riflesse dello spazio possano comportare una qualche reazione avversa nella vita delle persone e degli animali, ma Wu Chunfeng assicura che ciò non accadrà perché nel primo lancio sperimentale la luce della luna artificiale sarà puntata in un’area desertica lontano dalla città di Chengdu. 
Francesca Rizza 4^A Odonto 

I jeans a vita bassa delle quindicenni di Marco Lodoli

Un racconto di Marco Lodoli, professore in un istituto professionale alla periferia di Roma, descrive molto bene il modo di pensare e di essere dei tanti adolescenti di oggi. Al tempo stesso offre tanti spunti su cui riflettere. 
Alla fine della lezione, chiacchierando con gli alunni, il professore sente dire ad una sua alunna di volere acquistare un paio di mutande di Dolce e Gabbana da far occhieggiare bene in vista fuori dai pantaloni a vita bassa. Il professore interviene facendo notare che è triste ripetere le scelte di tutti,che i giovani dovrebbero cercare la loro strada distinguendosi dalla massa, realizzandosi attraverso il lavoro, gli studi e la famiglia, migliorando il mondo in cui vive. La ragazza con un ragionamento che lo stesso professore definisce brutale, risponde che solo in pochi possono permettersi di avere una personalità come ad esempio: cantanti, sportivi e attori, in quanto esistono veramente, possono fare quello che vogliono. Tutti gli altri non sono e non saranno niente e nessuno. Il professore si rende conto che non riuscirebbe mai a mutare il pensiero della ragazza perché è la fotografia di quello che sta accadendo nella mente dei tantissimi giovani che tendono ad invidiare ed emulare i personaggi famosi che non hanno doti particolari, ma che diventano famosi solo perché appaiono in televisione, poco importa ciò che hanno realizzato o le opere che lasceranno. 
I modelli di un tempo, invece, erano coloro che si erano distinti nella musica, nella politica, nello sport e nella letteratura. Il professore conclude il suo racconto affermando con amarezza di aver conosciuto ragazzi che tenevano nel portafogli la pagina del giornale con la foto di amici responsabili di un crimine, pensando che magari un giorno la televisione li avrebbe pure intervistati in carcere. 
Miriana Cappello 4^ A Odonto

giovedì 8 novembre 2018

A tu per tu con lo scrittore Aleksander Melli

Inizierò con il raccontarvi una storia triste, per poi parlarvi di qualcosa di bello! Così ha esordito lo scrittore italo – norvegese Aleksander Melli che da parecchi anni trascorre lunghi periodi in Italia, a Pozzallo. Fino ad oggi ha scritto nove libri che non sono stati ancora tradotti in italiano, ma ha intenzione di “catturare” a breve anche noi che, dopo averlo sentito parlare per più di un’ora, siamo curiosi di leggere i suoi romanzi. Oltre che alla scrittura, si dedica a diversi hobby legati al mare che adora. L’argomento che ha trattato durante questo incontro voluto dalla nostra prof.ssa di Lettere, Domenica Varano, ha riguardato l’ambiente e i gravi problemi che l’uomo sta causando alla natura con i suoi comportamenti sbagliati. 
Aleksander Melli da parecchi anni collabora con una associazione internazionale che si batte per la difesa dell’ambiente  e ci ha spiegato come con semplici accorgimenti o comportamenti responsabili è possibile difendere la natura e l’ambiente che ci circonda. Egli utilizza poco la macchina, preferendo andare a piedi e addirittura  viaggia in treno per raggiungere la sua terra di origine, pur impiegando moltissimo tempo, perché gli aerei inquinano più dei treni. Noi lo abbiamo ascoltato con grande interesse e non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione per fare una bella foto di gruppo in compagnia di una persona così in gamba.
Classe 4^A Odonto


Ricordando i ragazzi del ‘99

Ad un secolo esatto dalla grande guerra, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una lunga intervista al Corriere della sera, in occasione delle celebrazioni del 4 novembre, ricorda il valore dei nostri soldati che hanno consentito la riscossa dopo la disfatta di Caporetto e afferma che "i valori  dei nostri soldati fanno parte della nostra unità nazionale”.
Ripensando alle parole del Capo dello Stato, io mi chiedo quali sono le differenze, a distanza di un secolo, tra noi diciottenni del 2018 e i ragazzi del ’99.
Questi ultimi, nati l’ultimo anno dell’Ottocento, da qui il nome che li ha consegnati alla storia “I ragazzi del ‘99”, sono stati i protagonisti della vittoria italiana a Vittorio Veneto nella prima guerra mondiale. Erano giovani chiamati e istruiti in fretta e furia, inviati al fronte in un momento di gravissima crisi per l’intera nazione. 
Noi, giovani diciottenni, a distanza di 100 anni, abbiamo la fortuna di vivere in una Europa che ci ha garantito e continua a garantirci anni di pace, cresciamo senza frontiere, spostandoci con un volo lowcost e parliamo diverse lingue straniere grazie ai progetti Erasmus. Quindi se quei ragazzi del ‘99 hanno difeso la Patria, a noi ragazzi del 2018 spetta il compito di proiettarla nel futuro. L’unità d’Italia, valore antico, ma quanto mai moderno al tempo dei nazionalismi e degli indipendentismi, dovrebbe renderci orgogliosi della Storia di un popolo che si è unito non per la guerra, ma per per dare un esempio di fratellanza possibile agli altri paesi del mondo. Se i ragazzi del 1899, obbligati ad andare al fronte, hanno dimostrato il loro coraggio, ai ragazzi del 2018 spetta la scelta di contribuire a riaffermare un sano patriottismo ed europeismo per fare dell’Europa un baluardo di pace, non solo per l’assenza di un conflitto armato, ma anche per la capacità di generare pace sociale.
Giovanni Baglieri 4^A Odonto

mercoledì 31 ottobre 2018

E' morto Lello Di Segni uno dei sopravvissuti alla Shoah

Si chiamava Lello Di Segni, aveva 92 anni e ne aveva 17 quando il 16 ottobre del 1943 fu deportato nel campo di concentramento di Auschwitz insieme alla sua famiglia. All'alba di quel terribile giorno i nazisti rastrellarono il ghetto ebraico di Roma costringendo intere famiglia ad abbandonare le loro case, i loro beni e i ricordi di una vita. Furono caricati su vagoni adatti al trasporto del bestiame e affrontarono un lunghissimo viaggio in condizioni disumane. Alcuni morirono durante il viaggio, soprattutto gli anziani e i bambini.
Sopravvissuto a tale tragedia, Lello Di Segni aveva trovato la forza di raccontare ciò che aveva vissuto nel campo di sterminio di Auschwitz per tramandare la memoria di una immane catastrofe che ha segnato profondamente la storia dell'umanità.
Significative le parole di Liliana Segre che ha affermato "Man mano che spariscono le persone temiamo che sparisca la memoria". Rivolgendosi agli studenti e agli insegnanti la senatrice a vita  esorta a fare in modo che quello che è accaduto nel Novecento non diventi solo una riga di un libro di storia e poi nemmeno più quella.
Corrado Moncada 5^ A Odonto

martedì 30 ottobre 2018

Sondaggio sul consumo di bevande alcoliche

Quanto è grave la dipendenza dall'alcol tra i giovani di età compresa tra i 14 e i 19 anni?
Per partecipare al sondaggio in forma anonima vai al link Clicca qui