facebookemail

Pages

martedì 14 maggio 2019

Sessantaseienne aggredito fino alla morte dalla “comitiva degli orfanelli”A Manduria si picchia per noia

Tutti sapevano ma nessuno ha fatto nulla per arrestare l’accaduto
Antonio Stano è deceduto a Manduria il 23 Aprile 2019. A causare il suo decesso sono state numerose aggressioni da parte di una banda di otto ragazzi, di cui sei minorenni. I ragazzi si sono recati numerose volte presso la casa in cui alloggiava Antonio ed hanno in seguito ripreso con i cellulari la triste vicenda. Questi video, che hanno girato per giorni tra i social dei ragazzi, sono testimonianze dirette delle violenze. Da questi ultimi possiamo anche renderci conto della sofferenza dell’uomo che sentiamo spesso urlare: “Sono solo”. Nonostante la circolazione di questi video, nessuno si è mobilitato per prendere provvedimenti, nessuna denuncia, nessuna parola. Al contrario una madre ha cercato di giustificare il proprio figlio per non essere intervenuto. Una madre ha fatto ricadere la colpa sul fatto che, nella città in cui vivono, non ci sono attività che possano coinvolgere i ragazzi. Non ci sono bar, né centri sportivi od oratori. Gli adolescenti sarebbero stati spinti, quindi, dalla noia. Ed è proprio con questa affermazione che ci si chiede fino a dove possa arrivare una persona. Prendersela con un povero anziano che si sta semplicemente godendo l’autunno della sua vita non è da umani. Ma quello che sconvolge ancora di più è il fatto che la madre abbia cercato di difendere il figlio e non piuttosto di fargli capire l’errore commesso. Chissà dov’è finita l’umanità! Questa storia deve essere d’esempio per tutti noi e aiutarci a ritrovare il nostro lato più umano. Dobbiamo preoccuparci di più per tutto ciò che ci circonda e non rimanere indifferenti di fronte ad una situazione qualsiasi, sia che ci riguardi in prima persona sia che riguardi il prossimo. Se il nostro vicino sta male aiutiamolo con una parola di conforto. Stessa cosa per un amico, un familiare o un qualsiasi sconosciuto. Perché non bisogna scordarsi che tutto il bene che diamo prima o poi ci sarà ricambiato. Un altro insegnamento fondamentale che possiamo estrapolare da questa storia è quello di non dimenticarci di cosa è realtà e di cosa invece non lo è. I ragazzi di oggi sono troppo abituati a stare davanti allo schermo del proprio cellulare, computer o console. Questi apparecchi occupano ore ed ore all’interno della giornata dei giovani tanto che quasi non si riesce più a distinguere ciò che si vede su internet da quella che è la vita vera. Quindi lasciamo la violenza nei videogiochi ed impariamo a divertirci in modo sano. Perché se lo si vuole qualcosa da fare si trova sempre, che sia farsi una passeggiata o giocare a pallone per le strade.   
 Giulia Giuffrida e Michela Gambuzza 1^C Linguistico    


Un confronto con Aleksander Melli, ambientalista norvegese

Abbiamo avuto il piacere di porre alcune domande ad Aleksander Melli, un ambientalista che ama così tanto la Sicilia da lasciare la sua terra natale, la Norvegia, occupandosi appieno dei problemi ambientali che affliggono il nostro territorio. 
Cosa la spinge ad occuparsi dell’ambiente?
I motivi che mi spingono a dedicarmi all'ambiente sono tanti, ma vorrei partire da quello principale: da circa vent’anni la scienza si è accorta che il nostro pianeta è sulla soglia di cambiamenti catastrofici per il clima terrestre. Mi occupo quindi dell’ambiente perché ci troviamo in una situazione davvero grave. Penso sia molto difficile da parte di un genitore trovarsi costretto a far vivere i propri figli in un mondo in cui ci sono dei cambiamenti che porteranno a delle conseguenze sfavorevoli per la civiltà umana. La nostra società continua a non preoccuparsi di problemi di questo genere e invece da tutti i paesi del mondo servirebbe maggiore collaborazione. Fondamentalmente mi occupo di questo tema per i miei figli e per voi ragazzi. 
Chi o cosa ha suscitato in lei questo tipo di interesse?
Come già detto, ciò che mi ha spinto ad interessarmi a questo tema è la voglia che i miei figli nel futuro possano vivere in un mondo migliore rispetto a quello in cui stiamo vivendo oggi e inoltre l’amore che provavo già da piccolo per la natura 
Come pensa che noi giovani potremmo migliorare il nostro ambiente?
Partendo dal presupposto che sono dell’opinione che non bisogna addossare troppa responsabilità ai giovani, sta a voi scegliere cosa volete fare a riguardo; la risposta è già intorno a voi. Nel senso, possiamo portare come esempio Greta Thunberg che sta cercando di cambiare il mondo nonostante la sua giovane età e io penso che una delle risposte sia lì. Questa è una forma di attivismo civile che fa capire a noi adulti che è tempo di darsi una mossa. Ci sono mille cose che possiamo fare, come ad esempio utilizzare il meno possibile la plastica usa e getta. Comunque ognuno nel suo piccolo può salvare il mondo. Se una ragazza di 16 anni sedendosi davanti al Parlamento Svedese è riuscita a creare un movimento, immaginate quanti piccoli movimenti possono nascere da voi.
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
In questo momento sto scrivendo un libro e sto cercando di scriverlo nel modo più leggibile possibile. Racconterò delle storie complesse semplificando l’aspetto morale e personale del cambiamento climatico. Cercando di far capire che sono cose che mi toccano profondamente. Ci sono tanti libri che raccontano di vicende analoghe alla mia e io cerco di raccontarle in modo personale. Ma il mio vero prossimo obiettivo, senza girarci troppo intorno, è quello di fare una azione di disubbidienza civile. Si tratta di una protesta non violenta durante la quale si infrangono alcune delle leggi per crearne delle altre. Martin Luther King e Gandhi l’attuarono poiché si trovavano sotto attacco dallo Stato Americano e vinsero, e anche noi purtroppo ci troviamo costretti ad usare metodi come questi. Senza questa forma di movimento non riusciremo a cambiare questa situazione.
Abbiamo visto il suo tatuaggio, può dirci cosa significa?
Io sono sempre stato indifferente ai tatuaggi, ma quando i miei figli hanno deciso di incidersi sulla loro pelle uno di questi con un significato a me molto vicino, ho deciso di fare lo stesso. Rappresenta la soglia di particelle di CO2 per milione che bisogna mantenere o diminuire per vivere ancora bene nel nostro pianeta. 
Qual è il suo cibo preferito? 
Adoro il cibo italiano soprattutto il risotto con gli asparagi, invece il piatto norvegese che più preferisco è una pietanza a base di carne di pecora e spezie varie. So che può sembrare un piatto abbastanza strano o per meglio dire “particolare” ma vi assicuro che si tratta di un piatto molto gustoso. 
Cosi Aleksander Melli ha salutato noi partecipanti. 
Francesca Modica,Cristina Puglisi, Roberta Papaleo 1^A classico

La Banca Agricola Popolare di Ragusa: un confronto a 360 gradi con il responsabile del settore finanza Giuseppe Inì

Durante il corso di giornalismo abbiamo avuto modo di parlare di economia e abbiamo avuto la possibilità di intervistare Giuseppe Inì, responsabile settore finanza da 22 anni della Banca Agricola  di Ragusa che è la banca più inserita nel territorio della nostra provincia. 

1. Qual è la storia della Banca?
La banca si chiama Banca Agricola di Ragusa perché la sede centrale nasce a Ragusa 130 anni fa dalla fusione di tre piccole Banche locali ed è una società cooperativa. Ha la funzione di erogare i suoi servizi proprio  a questo ambito di cittadini e innanzitutto ai soci.
È una Banca che 130 anni fa  cominciava la sua attività per finanziare l’ agricoltura, che all’ inizio del secolo scorso era praticamente l’ unica attività economica di un certo rilievo nei nostri territori. Crescendo la Banca  e modificandosi  l’economia si ci è messi in grado di finanziare ed erogare altri servizi come il pagamento  anche ad altre  imprese che lavorano nei settori economici diversi. Possiamo trovare delle filiali a Siracusa, Catania , Enna e Messina, e da qualche anno si è aperta una succursale situata esattamente dietro il Duomo di Milano .
2. Che cosa sono le azioni?
Le azioni sono dei titoli che permettono ai singoli di investire nel capitale di un’azienda e di diventarne comproprietari cioè investe il suo patrimonio per un investimento. 
3. Quando è stata fondata la Banca?
È stata fondata 130 anni fa non si chiamava ancora Banca Agricola Popolare di Ragusa. Quando è stata fondata aveva solo 10 sportelli e adesso è più strutturata .
4. Quante sedi ha in Italia e nel mondo, e quanti clienti ha?
Le filiali della Banca sono 97 con diversi gradi di importanza  da quelle più piccole a quelle più grandi, quelle più grandi si chiamano succursali e quelle più piccoli si chiamano filiali.
5. Quali sono gli  aspetti positivi e negativi di lavorare  in una  Banca?
Gli aspetti dipendono tutti da come viene approcciato il lavoro, se una missione viene portata  a termine questo è un aspetto  positivo,  un aspetto negativo potrebbe essere la ripetitività di certi compiti.
6. Qual è l’esperienza negativa e positiva che ha vissuto in tutta la sua carriera?
Un’esperienza negativa è stata quando la Borsa Americana è crollata  del 6% a causa dell’attacco terroristico alle Torri Gemelle e questo ha fatto indebolire il cambio del dollaro nei confronti dell’euro e ha mandato nel panico più totale tutti i mercati finanziari. Un’ esperienza positiva è stata quando mi hanno dato la responsabilità del settore finanza.
7. Quali sono oggi i problemi della Banca?
Come ogni azienda anche la Banca ha i suoi problemi che sono legati all’andamento delle economie. Si stanno vivendo le crisi economiche più gravi da quando esiste l’ economia moderna. Il principale problema della Banca è riuscire a finanziare l’ economia nel momento in cui si è nella linea bassa della  “U” .
8. Lavorare in Banca è un bel lavoro?
In Banca si possono fare tanti lavori dall’autista al presidente dell’amministrazione. In ogni Banca c’è chi si occupa della selezione del personale, chi si occupa della formazione del personale e c’è chi si occupa di registrare le informazioni. Poi ci sono i colleghi  della sede centrale che lavorano per far sì che le filiali creino le procedure informatiche per fare le operazioni.
Francesca Floridia e Ilaria Galifi, 1^A Classico

La vera letteratura dura per sempreL’infinito di Leopardi compie 200 anni

L’infinito di Giacomo Leopardi compie 200 anni, Recanati e Napoli, si riuniscono in onore del poeta.
L’Italia resta fedele al grande poeta e le celebrazioni per onorare lui e le sua grande opera, sono state fatte il 21 marzo in coincidenza col festival dalla poesia, in cui viene celebrata la poesia in tutte le forme in cui la conosciamo.
Ovviamente il festival è stata un’occasione imperdibile per onorare la famosissima e sicuramente una delle più belle poesie della storia: L’Infinito di Giacomo Leopardi.
Le celebrazioni si sono tenute a Recanati, luogo in cui il poeta nacque, e Napoli, luogo in cui il poeta morì e dove è conservato il manoscritto autografato dal poeta, in sintesi sono due luoghi che meritano sicuramente il diritto di ospitare l’evento. L'infinito è una delle liriche più famose dei Canti di Giacomo Leopardi. Il poeta la scrisse negli anni della sua prima giovinezza a Recanati.
Questa poesia sta ad indicare la quiete che Leopardi prova guardando l’orizzonte dalla panchina di un colle a Recanati, egli paragona quest’orizzonte all’infinito dove si perde ma non si spaventa, il perdersi in questo infinito è al contrario per lui un momento di pace.
L’infinito sta ad indicare il tempo che non scorre mai quando si è sereni.
Forse anche noi come Leopardi dovremmo guardare l’Infinito nelle cose di tutti i giorni e naufragare in questo dolce mare.
Fermiamoci anche noi per un secondo a guardare il mare e l’orizzonte, spegniamo i pensieri e perdiamoci in questo dolce infinito che durerà per sempre. Forse in fondo per scrivere 
“L’Infinito” Leopardi non è un autore così pessimista come tutti crediamo.
Silvia Migliorino e Noemi Cannizzaro 1^A Classico

Pozzallo città dell’integrazione

Da molti anni sbarcano a Pozzallo gli immigrati che arrivano spesso in pessime condizioni dalle zone dell’Africa. Arrivano con i barconi stracolmi e in condizioni disastrose, vengono accolti dai centri di accoglienza dove danno inizio ad una nuova vita.
Ci capita molto spesso di incontrarli  per strada, vengono infamati,presi in giro. Ma non sempre hanno il volto dell’uomo nero e cattivo, d'altronde sono uomini proprio come noi, hanno un cellulare,dei vestiti,dei sentimenti e un cuore. 
 Molti si muovono per favorire l’accoglienza di questi stranieri e per farli sentire meno soli nella loro nuova vita in Italia,tra questi ci sono gli scout di Pozzallo che si impegnano nel farli sentire apprezzati e amati, dedicando delle ore alla conversazione con loro 
Proprio negli ultimi mesi, grazie agli scout, abbiamo avuto modo di  parlare con questi ragazzi africani. Ci hanno parlato di come si trovano qui a Pozzallo e ci hanno raccontato le loro storie di coraggio nel lottare per la propria vita. Coraggio che ci spinge a lottare per i nostri sogni e a essere più autentici nella vita e nelle relazioni, noi che siamo nati nell'angolo fortunato di mondo.
         Giorgia Lo Bue e Giulia Lombardo  1^C Linguistico

La storia di Pietro, carabiniere per vocazione

Si chiama Pietro ha 54 anni ed è un carabiniere. Lo abbiamo invitato ed ascoltato. 

1-Un’esperienza bella e un’esperienza brutta della sua carriera.
1-Esperienza bella: all’inizio della carriera nel lontano 1991 quando c’erano gli sbarchi degli albanesi in Puglia, quando abbiamo liberato le scuole perché dovevamo trasferire le famiglie, nel controllare le aule adibite a camere da letto, sotto un letto ho trovato un bambino di pochi mesi abbandonato, per fortuna riuscimmo a trovare i genitori e restituirlo.
Esperienza brutta: quando non sono riuscito a salvare un ragazzo dall’annegamento

2-Soffre molto gli spostamenti dovuti al lavoro?
2-Si, perché capita spesso di dover lasciare la famiglia all’improvviso, senza avvisi

3- Perchè ha scelto di fare il carabiniere?
3- Perchè mio papà mi ha trasmesso interesse verso questo tipo di lavoro, e quindi ho voluto continuare la carriera di mio padre.

4-Ha mai avuto paura?
4- No, perchè ho sempre affrontato con coraggio le situazioni, anche le più difficili

5-Il lavoro di carabiniere è come lo immaginiamo nei film?
5- No, perché nei film fanno vedere le parti migliori, e non la verità.

6- Ha mai usato la pistola?
6-Si, in una delle tante operazioni di cui sono stato impegnato ho dovuto usare la pistola per difendermi.

7-Si sente responsabile nei confronti della sicurezza?
7-Certo, la sicurezza pubblica in Italia deve molto alle varie forze di polizia.

8-E’ vero che non può mai lasciare le armi incustodite?
8-Si è vero, perché l’arma fa parte della dotazione di sicurezza e non si può mai lasciare incustodita.

9-Ha assistito a degli sbarchi?
9- Si ho assistito a numerosi sbarchi, soprattutto quando lavoravo a Lampedusa. Non posso dimenticare quelle esperienze. Ti segnano per sempre.

11-Da quanto tempo lavora nell’arma?
11- Lavoro nei carabinieri dal 3 Novembre 1981, da ben 38 anni.
 Giulia Lombardo, Giorgia Lo bue e Martina Rendo 1^C Linguistico

Anche il Curcio ha partecipato all'European Clean-Up Day

Differenziare significa rispettare se stessi e gli altri, ridurre l’inquinamento e tutelare l’ambiente, differenziare significa contribuire al benessere della comunità e di quelle future.
Questo è l’obiettivo dell’European Clean-Up Day che, con la campagna “Let’s Clean Up Europe”, è una giornata annuale europea creata con lo scopo di ridurre l’abbandono dei rifiuti in natura.
“Let’s Clean Up Europe” è un movimento europeo che contribuisce nel salvaguardare il territorio dai rifiuti smaltiti in modo scorretto.
L’evento clean-up si è svolto in giorni stabiliti in tutta Europa, si svolgerà il 10-12 Maggio 2019, coinvolgendo quanto più possibile tutti i cittadini.  
L’azione di pulizia svolta a Ispica è stata la pulizia delle spiagge da tutti i rifiuti, che sono presenti in ingenti quantità. Hanno partecipato in particolare i ragazzi dello scientifico insieme ai volontari e ai responsabili della Tech Servizi. In particolare noi abbiamo avuto modo di incontrare in classe l’ ingegnere della Tech Daniela Archirasi e l’ispettore ambientale la volontaria Valeria Giunta.
Le cause di grandi quantità di rifiuti e plastica sono varie: 
Cattive politiche di gestione dei rifiuti
Mancanza di sensibilità della popolazione 
Modelli insostenibili di produzione e di consumo
Per aiutare l’ambiente e ridurre u rifiuti dobbiamo impegnarci anche noi per esempio: usando borse in tela, sprecare meno cibo, avviare un sistema di compostaggio…
Abbandonare i rifiuti è un’azione, oltre che sbagliata nei nostri confronti e in quelli delle altre persone. punibile per legge.
Rispettiamo noi stessi e il mondo riciclando e aiutando, partecipiamo tutti a queste iniziative che vengono create per salvaguardare l’ambiente.
Uniamoci per rendere il mondo un posto migliore per noi stessi iniziando da qui.
 Silvia Migliorino 1^A Classico