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sabato 10 marzo 2018

Un'occasione per riflettere8 Marzo: la Festa delle Donne

Come ogni anno, giorno 8 marzo, si celebra la Festa delle Donne, importante per sottolineare il valore delle donne nel mondo e per cercare di cancellare definitivamente disuguaglianze e discriminazioni che coinvolgono il mondo femminile.
Nella società di oggi, purtroppo, la differenza tra uomo e donna continua a essere fortemente percepita, soprattutto in ambito economico e lavorativo.
Secondo alcuni dati, in Europa, a parità di mansioni, uomini e donne non godono della stessa retribuzione e nonostante l’inserimento delle donne in ambito lavorativo, negli ultimi decenni, sia aumentato, il numero di donne attive resta molto inferiore rispetto agli uomini.
Inoltre la differenza di salario tra uomini e donne si amplia generalmente in relazione all’età, soprattutto quando le donne hanno figli.
Secondo recenti stime, con ogni nascita le donne perdono in media il 4% del loro stipendio rispetto a un uomo.
Al ritmo attuale ci vorranno molti anni per poter porre fine a questo divario.
Questi dati fanno molto riflettere in quanto in un Paese molto sviluppato come l’Italia non dovrebbero esserci differenze tra uomini e donne.
L’8 Marzo, quindi, non è solo una giornata per festeggiare, ma anche e soprattutto un’ occasione per riflettere.
Simone Mauceri 3 A Odonto

Per me la donna, dentro e fuori di casa, è sempre stata come il pane, necessario, indispensabile alla mia esistenza e alla mia sopravvivenza. Come l'aria.La mimosa, simbolo della Festa della donna, in un racconto di Andrea Camilleri

E’ tutta italiana l’usanza di regalare in occasione della “festa della donna”, il fiore di mimosa, fiore partigiano, segno di sorellanza, di vicinanza, di riconoscimento per le conquiste politiche, sociali ed economiche e le violenze da loro subite nella storia. La proposta di regalare il fiore di mimosa fu fatta da due donne simbolo dell’ Unione Donne Italiane: Rita Montagnana e Teresa Mattei che con coraggio e caparbietà nel lontano 1946 lanciarono l’idea di questo fiore. Teresa Mattei raccontò che la mimosa era il fiore che i partigiani erano soliti regalare alle staffette, ossia le donne che durante la Resistenza portavano notizie ai partigiani.
E a proposito di mimose voglio riportare il racconto di Andrea Camilleri che si dice poco persuaso di questa Festa, ma spiega perché e la conclusione del suo ragionamento fa riflettere molto. Grande Camilleri!
QUANDO LE MIMOSE INGANNANO
Se proprio devo essere sincero fino in fondo, a me questa storia della Festa della Donna, che fanno cadere l'8 di marzo, non mi ha mai persuaso. Come non mi hanno mai persuaso né la festa della Mamma, né quella del Papà. Su quest'ultima, poi, mi viene addirittura da sghignazzare: noi padri siamo così certi della legittimità della nostra discendenza? Al di là di ogni ragionevole dubbio, come dicono gli americani? Certe leggi degli antichi romani dimostrano che quelli, già all'epoca, un pensierino sulla faccenda ce l'avevano fatto. Lasciamo perdere, perché l'argomento è delicato assai.
Il fatto è che io, mentre entusiasticamente partecipo ad ogni festa comandata che mi risulta dal calendario, m'ammoscio invece quando si tratta di celebrare feste a comando. E tra i due tipi di feste ci corre una differenza grande come una casa.
Mi è capitato in questi giorni, nell'approssimarsi della Festa della Donna, di parlarne con altri mascoli. Tutti indistintamente hanno avuto la stessa reazione iniziale: hanno abbassato la voce e si sono guardati sospettosamente attorno. Quello che più di tutti ha dimostrato sgomento alla mia domanda, si è dichiarato il più entusiasta della Festa, e a gran voce proclamava la sua convinzione, in modo che le donne che in quel momento ci passavano vicino potessero distintamente sentirlo. Era chiaro che avrebbe festeggiato per esorcizzare in qualche modo la gran paura che le donne gli fanno.
Altri, che hanno affermato essere la festa non solo doverosa, ma sacrosanta, lo facevano in evidente malafede: antifemministi nel profondo del loro animo, la Festa dava loro l'occasione di passare una mano di colore alla loro facciata. Uno mi ha risposto che lui le donne le rispettava, ma che non trovava un solo motivo per festeggiarle. "Tu festeggeresti chi ti ha ammaccato l'auto?". Rimasi sorpreso: "Che c'entra l'auto?". E lui: "Guarda che a causa della donna ci abbiamo rimesso una costola e ci siamo giocati l'Eden". Io gli ho fatto notare che stava riesumando una storia vecchia. "Sarà vecchia" ha ribattuto lui "ma dura ancora".
Un altro amico, del quale è a tutti noi nota la disgrazia d'avere in casa una moglie dal carattere insopportabile, mi ha risposto che, come ogni anno, avrebbe festeggiato la sua sposa alla grande. Non c'era ombra di ironia né nei suoi occhi né nella sua voce, Ma dovette intuire il mio stupore. "Vedi" mi spiegò "le sono grato perché il doverla sopportare quotidianamente mi avvicina sempre più alla santità": A parere di un altro, che vede sempre e dovunque complotti, la Festa della Donna ci è stata imposta, attraverso media e persuasori occulti, dalla "Multmim", la quale sarebbe, sempre secondo lui, una potente multinazionale organizzata dai coltivatori di mimose. Insomma, non sono soltanto io a non essere persuaso.
Prima di dire il mio perché, vorrei amichevolmente mettere in guardia le donne: si ricordino che i giorni festivi sono infinitamente inferiori a quelli che festivi non sono, non si lascino ingannare dal regalo delle mimose, la vecchia saggezza popolare c'insegna che "Passata la festa, gabbato lo santo": In quanto alla mia ragione di perplessità, essa è molto semplice. Quando ero picciotto, ci dicevano di onorare il pane, profumo della mensa, gioia della casa e via di questo passo. Per me la donna, dentro e fuori di casa, è sempre stata come il pane, necessario, indispensabile alla mia esistenza e alla mia sopravvivenza. Come l'aria. E a qualcuno è mai venuto in mente di istituire una Festa dell'aria che respiriamo?
(Andrea Camilleri - da "Racconti quotidiani")
Giovanni Baglieri 3A Odonto

sabato 27 gennaio 2018

"Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario" Primo LeviIl Giorno della Memoria

Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria istituito per ricordare tutte le vittime del Nazismo, il regime dittatoriale che si affermò in Germania negli anni Trenta con a capo Adolf Hitler. E’ stata scelta questa data perché il 27 gennaio del 1945 l’Armata Rossa abbattè i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, liberando i pochi sopravvissuti e mostrando al mondo l’orrore.
La politica di Hitler si fondava sul razzismo, cioè sulla teoria che la razza germanica fosse superiore alle altre. Per questo, ma anche per motivi economici, venne organizzata la persecuzione degli Ebrei, ritenuti appartenenti a una razza inferiore.
La persecuzione contro gli ebrei cominciò ufficialmente nel 1935 con l’emanazione delle leggi razziali, chiamate anche Leggi di Norimberga.
Gli ebrei furono proclamati per legge “razza inferiore”, furono espulsi dalle scuole di Stato, privati della patente di guida e non poterono più entrare nei locali pubblici, né sposarsi con gli ariani.
Sui treni dovevano viaggiare in scompartimenti separati; a migliaia furono cacciati dai posti di lavoro e i loro negozi furono chiusi. Dal 1935 la campagna antisemita fu seguita da una serie di azioni concrete: prima i negozi ebrei vennero “segnalati” con la scritta Jude e la stella di David, poi vennero distrutti, come accadde nella “notte dei cristalli”. Nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1938, in Germania furono infrante le vetrine dei negozi di proprietà ebraica, furono incendiate case e sinagoghe e furono uccisi o arrestati tantissimi ebrei.
Subito dopo una raffica di leggi razziali durissime colpì ebrei, zingari, portatori di handicap e malati di mente. A tutti costoro la vita fu resa impossibile: cominciarono le deportazioni nei lager, organizzati all’inizio come campi di lavoro per l’industria bellica alla quale la manodopera tedesca non bastava più.
Nel 1941 quando l’intero mondo era in guerra, i nazisti decisero di procedere alla eliminazione degli ebrei che si trovavano nei territori sottoposti in quel periodo al loro dominio.
Questa operazione fu chiamata “soluzione finale”. Sei milioni di ebrei furono deportati nei campi di sterminio dove dopo inenarrabili sofferenze, furono eliminati nelle camere a gas e nei forni crematori . Erano vecchi, giovani, donne, bambini: intere famiglie che arrivavano nei campi di concentramento dopo viaggi allucinanti in vagoni piombati dove venivano accatastati per giorni senza cibo, né acqua, né servizi igienici. Gente come noi che, subito dopo l’arrivo, veniva separata dai suoi cari e poi completamente privata della sua identità: spogliata, rapata a zero, rivestita di un pigiama a righe, marchiata a fuoco sul braccio con un numero. Ci fu chi morì quasi subito e chi resistette per mesi. I letti nelle baracche erano tavolacci a castello in cui dormivano dalle tre alle sei persone. Nel filo spinato delle recinzioni passava una corrente fulminante e molti ci si buttavano sopra per smettere di soffrire. La maggioranza degli internati era addetta a lavori pesantissimi e quelli arrivati all’esaurimento, venivano avviati a “fare una doccia”. Dalle docce però non usciva l’acqua ma un gas che li portava alla morte.
Sei milioni di ebrei entrarono nei lager e circa sei milioni morirono.
Anche in Italia, alleata della Germania, nel 1938 furono emanate le leggi razziali e tantissimi ebrei italiani furono deportati nei campi di sterminio. Pochissimi riuscirono a sopravvivere e trovarono il coraggio di raccontare le sofferenze e l’orrore che avevano visto con i loro occhi. Tra questi lo scrittore torinese Primo Levi il quale, deportato nel campo di concentramento di Auschwitz, riuscì a sopravvivere grazie alla sua conoscenza del tedesco e alla sua attività di chimico presso il laboratorio del campo. Primo Levi ci ha lasciato una preziosa testimonianza. Il suo libro più famoso Se questo è un uomo nacque dal bisogno di liberarsi dal peso di un ricordo e da un dovere morale e civile di testimonianza. Il libro si apre con una poesia che porta lo stesso titolo del libro. In essa Primo Levi descrive la condizione disumana a cui i prigionieri erano ridotti e ci ammonisce a ricordare e riflettere affinché non si ripetano esperienze simili. La scuola ha il compito di tenere vivo il ricordo di quanto è accaduto in quegli anni perchè la Memoria è il migliore antidoto contro ogni forma di razzismo. 
Classe 3° A Odonto

domenica 21 gennaio 2018

Il Club Kiwanis in aiuto dei minori stranieriOltre la frontiera, la speranza

Sabato 13 gennaio 2018 a Pozzallo nello spazio culturale “Meno Assenza” si è svolto un convegno dedicato ai minori stranieri non accompagnati. L’iniziativa, organizzata dal Kiwanis Club di Scicli- Divisione 3 Sicilia Sud-est, guidato dalla professoressa Giovanna Manenti, si è  abbinata alla Giornata  mondiale del migrante e del rifugiato che si celebra il 14 gennaio ed è in sintonia con la tematica adottata quest’anno dal service europeo Happy child. 
“Il convegno - spiega la presidente Manenti - vuole essere un momento per approfondire la realtà dei minori che ogni giorno giungono sulle nostre spiagge e tutti gli itinerari normativi e burocratici che si devono percorrere per poter tendere una mano a questi bambini anche  alla luce della recente legge 47/2017”.  
Sono intervenuti ai lavori il Prefetto di Ragusa dottoressa Maria Carmela Librizzi, il Sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna, la presidente del Kiwanis Club di Scicli prof.ssa Giovanna Manenti, il responsabile Unicef Enrico Noviello, l’avvocato Maria Paola Malandrino esperta di diritto minorile, l’ingegnere Giancarlo Bellina, responsabile nazionale service europeo Happy Child, il governatore del Kiwanis Italia San Marino Giuseppe Cristaldi,  la dott.ssa Giovanna Scifo responsabile della Casa delle culture di Scicli e il dottor Antonio Davì luogotenente governatore della Divisione 3 Kiwanis Sicilia  Sud-est e primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale di Modica, la dott.ssa Emilia Pluchinotta responsabile dell’hotspot di Pozzallo. Ha moderato i lavori l’avvocato Monia Albino.  Emozionanti per il pubblico i momenti di lettura recitata  sul testo “Oltre la frontiera, la speranza” scritto dalla prof.ssa Domenica Varano e curato dai ragazzi dell’indirizzo Odontotecnico dell’Istituto Curcio di Ispica. Un brano che racconta i pensieri e le emozioni di una mamma e di una bambina che affrontano l’odissea nel mare pur di andare oltre la frontiera.
I ragazzi del Curcio hanno anche curato la vendita  di barrette di cioccolato di Modica, vendita che permetterà al Kiwanis Distretto Italia-San Marino di contribuire alla raccolta fondi  per Happy Child.
Hoda Sabrane 4^A Odonto

giovedì 18 gennaio 2018

Chi ha visto una volta il cielo di Palermo non potrà mai più dimenticarlo. (Johann Wolfgang von Goethe)Palermo Capitale Italiana della Cultura

Importante riconoscimento per la città di Palermo che è stata nominata Capitale Italiana della cultura per il 2018, in quanto città “originale di elevato valore culturale, di grande respiro umanitario, fortemente e e generosamente orientato all’inclusione, alla valorizzazione del territorio e delle produzioni artistiche contemporanee”.
Fondata dai Fenici con il  nome di Zyz (fiore) Palermo è una città ricca di storia e tradizioni. Essa infatti vanta tantissimi monumenti in stile normanno e barocco. Elencarli tutti è impossibile, ma come esempio vogliamo citarne alcuni: la Cattedrale che è stata inserita tra i Patrimoni dell’Unesco, la chiesa di San Domenico dove sono sepolti molti personaggi illustri della storia italiana, il Palazzo dei Normanni antica dimora dell’imperatore Federico II e oggi sede dell’Assemblea siciliana e il Palazzo Chiaromonte, per non parlare dei numerosi musei che sono in grado di soddisfare i gusti e le curiosità più disparate.
Visitando Palermo non si può rimanere indifferenti di fronte alle sue numerose specialità gastronomiche locali, come i panini con la “meusa”, con le panelle, gli arancini di riso, per citare solo alcune delle numerose specialità di questa meravigliosa città. 
Orgoglioso di questo riconoscimento è il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando che in una intervista dice “Essere capitale della cultura conferma lo straordinario momento di rinascita della città e il suo essere divenuta luogo del dialogo e dell’arricchimento tra le culture, che è la base di una cultura che guarda al futuro”.
Nel cuore del Mediterraneo, Palermo infatti è un incontro di culture tra loro molto differenti, che ha portato alla creazione di questo gioiello. 
Federica Buffa, Hoda Sabrane e Concetta Fiderio 
5^A Odonto

giovedì 21 dicembre 2017

Il telegiornale della reteCyberangels: una rete contro il bullismo

Giornata conclusiva per il progetto regionale “Cyberangels: una rete contro il bullismo”, progetto avviato lo scorso anno che ha visto il nostro Istituto unico rappresentante della provincia di Ragusa.
Ben sessantasette studenti di tutti i sei indirizzi, guidati dal docente tutor Salvatore Modica e dalla psicologa Vania Blanco hanno partecipato a Palermo all’incontro finale dei rappresentanti di tutti gli istituti siciliani impegnati nel progetto finalizzato alla sensibilizzazione e alla formazione di studenti, genitori e docenti contro ogni forma di bullismo e cyberbullismo. Nell’occasione, alla presenza di esponenti dell’Ufficio scolastico regionale, sono stati presentati da ogni scuola i lavori e i cortometraggi prodotti per  sostenere nel proprio territorio la campagna di lotta al cyberbullismo. Il nostro istituto si è distinto per aver realizzato una sorta di telegiornale che, nelle fasi di ideazione e produzione, ha innescato un clima di straordinaria armonia e di forte entusiasmo nei docenti e negli alunni di tutti gli indirizzi. In questo particolare telegiornale sono stati inserite le riprese ispirate ad una storia vera di bullismo al femminile, ultimamente molto diffuso, delle interviste e una foto-storia. La storia di bullismo al femminile è stata girata nei locali della scuola e si caratterizza perché felicemente risolta tra i banchi scolastici grazie all’impegno dei cyberangels, le interviste doppie sono state costruite per far riflettere docenti, genitori, studenti sul corretto approccio al problema e, infine, la foto-storia è stata finalizzata a ripercorrere il fenomeno del bullismo dal secondo dopoguerra ad oggi. Il Dirigente scolastico Maurizio Franzò si è complimentato con tutto il gruppo di progetto per l’impegno appassionato e l’originalità mostrati non solo nella realizzazione del telegiornale, ma anche nella riuscita complessiva del progetto che si è rivelato molto efficace per sconfiggere un fenomeno tanto insidioso e pericoloso quanto spesso non oggetto della dovuta attenzione. Buona Visione!
La Redazione

venerdì 15 dicembre 2017

Il club Kiwanis incontra gli alunni dell’OdontotecnicoGiornata Mondiale dell’AIDS

Una nuova e interessante attività di alternanza scuola - lavoro si è svolta giovedì 30 novembre, in collaborazione con il club Kiwanis di Scicli. 
Sempre attento alle problematiche sociali, il Kiwanis, in occasione della Giornata Mondiale dell'AIDS, ha organizzato un incontro con le classi dell’indirizzo Odontotecnico, sui rischi professionali degli operatori sanitari. 
Sono intervenuti la professoressa Giovanna Manenti, docente di Anatomia, Fisiologia e Igiene, presidente del club e il dott. Angelo Iozzia in qualità di socio fondatore del club e tutor dell'attività di formazione. 
Il dott. Iozzia ci ha parlato del tetano materno-neonatale, facendoci riflettere su quanto sia importante aiutare i paesi meno sviluppati. Somministrando il vaccino per il tetano ad una donna incinta, con soli 1 euro e 50 centesimi si può salvare la vita della madre e quella del nascituro.
Alla conferenza ha partecipato anche il dott. Antonio Davì, primario del reparto di malattie infettive dell'Ospedale di Modica, che ci ha informato sui  rischi che si corrono nella nostra professione, in quanto è possibile contrarre malattie di tipo infettivo con i materiali che sono stati a contatto con il paziente, come ad esempio le impronte che vengono rilevate nel cavo orale. Tutti noi studenti siamo stati coinvolti nella discussione, partecipando attivamente con numerosi interventi e su nostra richiesta il dott. Davì ha raccontato alcune sue esperienze lavorative personali, molto toccanti.
Questo incontro, oltre ad esserci servito per conoscere più approfonditamente questa patologia ci ha fatto riflettere molto sul valore della vita e su quanto sia importante averne cura.
Simone Maucieri 3A Odonto